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Seminari : Bhagavad gita, Antropologia di una Civiltà

Metafore sulla Vita e Sviluppo della Visione Spirituale.

Lettura e Commento dei canti X e XI della Bhagavad-gita


San Casciano Val di Pesa (FI), dal 30 Luglio al 6 Agosto 2011
Villa Vrindavana
- Via degli Scopeti 106/108, San Casciano Val di Pesa (FI)
Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta

Dal 30 luglio al 6 agosto  si è svolto nella comunità religiosa di Villa Vrindavana, a San Casciano in Val di Pesa (Firenze), il Seminario estivo del Centro Studi Bhaktivedanta con Marco Ferrini (Matsyavatara das).
Si è creata un'atmosfera accogliente ed ispirante, difficile da descrivere. Seduti sotto alberi secolari, nel bosco di Villa Vrindavana, abbiamo ascoltato gli insegnamenti che Shri Krishna rivela ad Arjuna nella Bhagavad-gita, approfondendo lo studio dei capitoli decimo e undicesimo.


E' stato come se il nostro treno, quello della vita, si fosse fermato ad una stazione speciale, che immette in un altro mondo. Nel ricordare questa esperienza mi viene in mente l'immagine di una soglia. La soglia che varchiamo ci fa entrare in un universo luminoso, che desta meraviglia. L'altro mondo è ancora presente in noi, e ancora presenti sono le nostre paure, le luci e ombre della nostra personalità, ma adesso noi siamo “altrove”, e l'atmosfera che percepiamo è realtà tangibile che ci affascina.
Qui di seguito alcuni insegnamenti che ci ha offerto Marco Ferrini nella prima lezione introduttiva al Seminario. Questo è stato l'inizio del Viaggio.
 
“Siamo qui per mettere da parte le distrazioni e spendere il nostro tempo in un'esperienza che ci permetta di conoscere meglio noi stessi, lo scopo della vita, la ragione di dolori e gioie, di nascite e morti, di malessere e benessere. Siamo qui per conoscere e far nostri gli insegnamenti della Bhagavad-gita, diamante imparagonabile di tutta la filosofia perenne, che ci apre direttamente alla relazione d'Amore con Dio, il creato e le creature.
Per trasformare e migliorare la nostra vita non occorrono chissà quante esperienze. Ne è sufficiente una che sia di effettivo valore, ma dobbiamo essere ben predisposti ad accoglierla. È la qualità della nostra predisposizione che fa accadere il miracolo oppure lo preclude.
Cerchiamo dunque in prima istanza di purificare la motivazione che ci ha condotto qui, affinché  attraverso questa esperienza spirituale possiamo imparare ad affrontare e superare gli ostacoli che ci separano dalla felicità e dalla libertà dalla paura di qualsiasi genere essa sia, dai timori più banali a ciò che maggiormente ci spaventa. La felicità è nelle nostre mani, è dentro di noi! Ognuno può ricoprirla in sé. Dipende da quanto intensamente lo desideriamo e da quanto ci impegniamo con intensità e perseveranza a diventare consapevoli della nostra natura spirituale originaria caratterizzata da immortalità, consapevolezza e beatitudine  (sat-cit-ananda).
Studieremo 97 strofe della Bhagavad-gita, che ci permetteranno di esplorare il rapporto tra noi e l'Assoluto, nelle sue differenti manifestazioni di fascinans e tremendum. Ci avvicineremo così alla realizzazione della più alta ricchezza interiore e felicità spirituale, quella che non si potrebbe ottenere con nessuna cosa al mondo: la ottiene solo chi si innamora di Dio. Non ci sono soldi da pagare o severe ascesi da compiere, non si debbono abbandonare i propri cari o la propria professione; si deve solo imparare a guardare il mondo in maniera diversa: con gli occhi dell'anima.
Il decimo e undicesimo capitolo della Gita ci offrono affascinanti metafore: le potremmo definire le “metafore della vita”, che ci danno suggestive chiavi di lettura per imparare a scorgere la presenza di Dio nel mondo, qui ed ora, in mezzo a noi. Dio che è l'origine e il sostegno di ogni cosa. Dio che è il fascino che pervade l'universo. Dio che non può essere compreso né con la mente, né con i sensi, né con l'intelletto e certamente non con l'ego che rappresenta l'ostacolo più grande alla nostra realizzazione spirituale. Per vedere Dio occorre diventare umili e puri di cuore. Solo così possiamo realizzare di essere parte del Tutto”.
 
Ci sfiora una brezza leggera, soave, mentre ascoltiamo queste parole accompagnate dal canto degli uccelli. Anche loro saranno i nostri compagni di viaggio in questo luogo immerso nel verde che è perfettamente congeniale ad un percorso di crescita interiore. Passano i giorni, approfondiamo lo studio della Bhagavad-gita e sempre di più entriamo in un'altra dimensione.
 
 
“In questi capitoli Krishna disvela se stesso, la Sua natura più intima. Dio come reggitore del cosmo e di quella norma luminosa, il dharma, che governa mondo fisico e psichico e tutta l'energia nella sua infinita varietà; Dio che rivela la sua magnificente forma universale; Dio come padre amorevole, come il migliore amico, come il sapiente più magnanimo, desideroso del nostro bene più di quanto ne siamo noi stessi. Dio come Amore che soddisfa ogni desiderio dell'anima e che ci rivela come lo possiamo scorgere in ciò che nel mondo è visibile ma anche in ciò che è invisibile agli occhi fisici. Se approfondiamo questi insegnamenti, impareremo a riconoscere il Divino ovunque, non perché Dio è tutto ma perché tutto è in Dio. E' questa realizzazione il segreto per far cadere quella barriera che ci allontana da un'esperienza totalizzante e continuativa di beatitudine”.
 
Ricordando i sette giorni trascorsi assieme, questo Seminario lo definirei come il Seminario delle trasformazioni: le abbiamo viste in noi stessi e negli altri, tante e di valore. Rinnovamenti di coscienza che ci hanno fatto commuovere e gioire. Sono emersi evidenti nelle lezioni, nelle passeggiate, durante i pranzi, partecipando ai canti spirituali, nei programmi dedicati allo Yoga e alla meditazione, negli incontri con il Maestro e in quelli tra noi partecipanti al Seminario. E' come se da allora si fosse acceso un sole dentro di noi, che ancora risplende e continua ad illuminare la nostra coscienza e il nostro cammino.

locandina




Informazioni e Prenotazioni

Segreteria CSB
tel  0587 733730
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